1^ Domenica di Quaresima – Omelia del Parroco

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Quaresima

Omelia 1^ Domenica di Quaresima – Don Antonio Gentile (06/03/2022)

Nella prima domenica di Quaresima i cresimandi pronunciano le loro rinunce a satana e compiono la loro professione di fede. Oggi la Parola di Dio ci parla proprio della professione della fede che significa «dire ciò che costituisce la mia fede, ciò in cui io credo e che costituisce le colonne su cui si basa la mia vita cristiana».

La prima lettura, tratta dal libro del Deuteronomio (26,4-10), ci presenta l’offerta delle primizie della terra ai sacerdoti del tempio; colui che portava queste primizie proferiva un atto di fede che cominciava con «mio padre era un arameo errante» continuando a narrare ciò che il Signore ha compiuto nella storia di Israele «facendolo uscire dall’Egitto con mano potente» conducendolo in quella terra promessa dove «scorrono latte e miele». Il popolo d’Israele fa tesoro di quanto accaduto e non dimentica l’opera del Signore e della sua Parola che salva.

Nella seconda lettura (Rm 10,8-13) Paolo alla comunità di Roma scrive «se con la tua bocca proclamerai: “Gesù è il Signore!”, e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo». Dunque saremo salvi dalla morte eterna e dalla perdizione se proclameremo, con la bocca e con il cuore, che Gesù è il Signore della nostra vita.

Nel brano del vangelo secondo Luca (4,1-13) è importante non soffermarsi soltanto sulle tentazioni, ma sull’atto di fede di Gesù. Egli, «pieno di Spirito Santo», si allontanò dal Giordano dove aveva ricevuto il battesimo recandosi nel deserto.  

La prima domanda è “Perché lo spirito lo porta nel deserto”?

Il deserto indica il luogo dove Dio parla e chiede ascolto.

“Perché lo fa nel deserto”?

Perché il deserto è privo di rumori.

Il profeta Osea dice: «Vieni con me o mio popolo, là nel deserto e io ti parlerò cuore a cuore» (cit. Os 2,16).

Ecco quindi che “far deserto” significa ascoltare Dio che mi sta parlando; Dio difatti non cessa mai di parlarci, siamo noi che ci stanchiamo di ascoltare.

Così per 40 giorni (numero simbolico che indica un tempo lungo) Gesù si mise in ascolto, digiunando e quando finì ebbe fame; solo allora il demonio lo tentò. Il demonio si manifesta con violenza tentandoci proprio quando siamo nella condizione più bisognosa e disastrata. In quei momenti bisogna cercare l’aiuto nei fratelli o nei pastori. Sant’Ignazio afferma che il demonio non entra nel castello fortificato, ma dalla porticina di servizio meno sorvegliata.

Essendo peccatori, la tentazione opera in noi sia in maniera soggettiva “dal di dentro”, con ciò che fuoriesce dal nostro cuore, che oggettiva “dal di fuori” con la sua continua seduzione; non così per Gesù che, non avendo in sé il peccato, può essere tentato solo “dal di fuori”.

Nel vangelo di oggi (Lc 4,1-13) infatti, il demonio tenta per tre volte Gesù, anche se poi Luca aggiunge alla fine «in molti altri modi lo tentò». Dinnanzi alla tentazione Gesù risponde con la Parola di Dio Padre. Per tre volte dice «sta scritto», e così facendo ci indica la via per vincere le tentazioni: non dialogare con il demonio, ma usare la Parola di Dio. Non bisogna mai dialogare con il maligno, solo Gesù lo fa nel vangelo e non sempre; è la Parola di Dio che ci aiuta a uscire fuori dalla tentazione.

Nella prima tentazione «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane» la voglia di mangiare rappresenta anche la bramosia di possedere gli altri, soggiogandoli, ma Gesù rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il demonio allora mostrò a Gesù in un istante tutti i regni della terra e mentendo gli promise potere e gloria se si fosse prostrato ai suoi piedi; Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Su questa frase un biblista ebbe a commentare che Gesù, nell’ultima cena, si mise in ginocchio davanti ai suoi discepoli. Con questo gesto li innalza servendoli, comandando loro di fare lo stesso.

Questa riflessione ci fa comprendere quanto siamo importanti per Dio da mettersi in ginocchio Lui per servire noi! Spesso dimentichiamo, presi dal nostro orgoglio, questo gesto così importante: Egli si è inchinato per primo davanti a noi per lavarci i piedi!

Nell’ultima tentazione «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Il demonio usa la Parola di Dio per il suo scopo; spesso anche noi usiamo la fede per colpire gli altri, leggiamo il vangelo per giudicare gli altri, per accusarli. Ma dimentichiamo che la Parola di Dio non è a nostro uso e consumo tanto da poterne fare ciò che ci pare. Piuttosto la dobbiamo servire  perché ci indica la strada ed è la luce nel nostro cammino.

E così che alla fine il demonio se ne va ma per tornare in un “tempo fissato” che è innanzitutto quello della croce. Lì sotto la croce difatti ci stavano anche quelli che passando dicevano «Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!» (Mt 27,40).

Anche il demonio ha usato questa frase per due delle tentazioni per insinuare in noi il dubbio che Gesù non è il figlio di Dio; cedendo a questa tentazione il demonio tornerà nel momento fissato per noi, il momento della disperazione, dello scoraggiamento, dell’amarezza quando sarà più facile per noi essere tentati. Ma come dice san Paolo «noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati» (Rm 8,37) Cristo Gesù. A lui solo spetta la lode, la gloria, l’onore, la benedizione per sempre. Amen.

a cura di Angela Litrico

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